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Dimitri Dimitrievic Sciostakovic (1906-1975)
Ricevette la prima educazione musicale dalla madre, eccellente pianista. Nel 1919 entrò al Conservatorio di Leningrado, dove si diplomò nel 1925.
Da studente, per gli esami di diploma compose la Prima Sinfonia, la quale riscosse un grande successo alla prima esecuzione, avvenuta nel 1926.
Ad essa seguirono, nel 1927, la Seconda Sinfonia (« Ottobre”) e nel 1929 la Terza Sinfonia ( Primo Maggio).
Nel 1936 fu accusato di aver seguito troppo il modernismo e di aver fatto uso nelle sue opere di mezzi di espressione complicati, astratti e formalistici.
Si disse che queste tendenze erano particolarmente evidenti nelle sue opere “Il naso” (1928), tratta da Gogol, in “Lady Macbeth di Mcensk” (1934), basata su un racconto di Leskov, e nel balletto “L’onda limpida”.
La Quinta Sinfonia fu giudicata dai critici sovietici come una «importante svolta» nella musica di Sciostakovic : «egli ha cercato di creare un'opera sincera, profonda e ricca di contenuto».
Nel 1940 Sciostakovic compose un quintetto per pianoforte che gli fece vincere il Premio Stalin; successivamente, nel 1941, scrisse la sua Settima Sinfonia, durante l'assedio di Leningrado.
Anche questa composizione, che rispecchia l'eroica resistenza del popolo sovietico contro l'invasore tedesco, ricevette il Premio Stalin e fu bene accolta anche all'estero.
Tuttavia, l’Ottava (1943) e la Nona Sinfonia(1945), nonché alcune composizioni di musica da camera, subirono nuovamente la censura del governo.
Il noto decreto, emanato dal Comitato centrale del Partito Comunista il 10 febbraio 1948, dichiarava che «la tendenza formalistica antipopolare era evidente nelle opere dei compositori Sciostakovic, Prokofiev, Kaciaturian, Scebalin e altri ».
Sciostakovic riconobbe pubblicamente l'accusa e fece ammenda. L'oratorio per solisti, coro e orchestra, intitolato “Il canto della foresta”, ispirato al piano per il rimboschimento ideato da Stalin, dimostrò come Sciostakovic avesse « attivamente cercato di trovare nuove vie e avesse raggiunto buoni risultati in tale senso ».
Un certo numero degli episodi dell'oratorio, con la sua splendida musica corale e sinfonica, rivela un'emozione profonda e sincera.
Il canto della foresta e la musica per il film “La caduta di Berlino”, gli fecero vincere il Premio Stalin per il 1949.
Nel dicembre del 1953 fu proposto per un altro Premio Stalin, dopo la prima esecuzione della sua Decima Sinfonia.
Quando gli fu chiesto quali delle sue opere considerasse più importanti, il compositore russo rispose: « Anche al grande poeta Goethe rivolsero una volta una domanda analoga, ed egli rispose : "Non ho ancora scritto una tale opera." Anch'io credo di poter dire lo stesso. »
Richiesto se la sua musica avesse necessità di qualche spiegazione, disse: « Credo che ogni compositore debba far sì che la sua musica eserciti una certa impressione sugli ascoltatori e sia per essi comprensibile senza dover ricorrere a una spiegazione a parole. »
Circa il suo credo musicale, così si è espresso:« Penso, e sono convinto, che la musica debba essere al servizio del popolo e debba esprimere i pensieri e i sentimenti del popolo. Credo in un meraviglioso avvenire per il genere umano e cerco, nella mia arte, di esaltare le migliori idee progressiste, contribuendo ad avvicinare, in tal modo, l'avvento di quel futuro. »
Sciostakovic è stato deputato del Soviet Supremo della Repubblica Russa Sovietica e si è guadagnato l'appellativo di «Artista del Popolo » della Repubblica Sovietica.
È stato insignito dell'ordine di Lenin, dell'ordine della Bandiera Rossa e della medaglia « Per la difesa di Leningrado ».
Sinfonie
N. 1, fa maggiore, op. 10 (1924-25)
N. 5, re maggiore, op. 47 (1937)
N. 6, si minore, op. 53 (1939)
N. 7, do maggiore, op. 60 (1942) « Leningrado »
N. 9, mi bemolle maggiore, op. 70 (1945-46)
N. 10, mi minore, op.93 (1953)
N. 11, sol minore, op.103 (1957) “Anno 1905”
N. 12, re minore, op.112 (1961) “Anno 1917”
N. 13, op.113 (1962) “Baby Yar”
N. 14, op.135 (1969)
N. 15, la maggiore, op.141
Balletti
L'età dell'oro, 3 atti, op. 22 (1931)
L'onda limpida, 3 atti (1935)
Concerti
Concerto N.1 in do minore per pianoforte, tromba e orchestra d'archi, op. 35 (1933)
Concerto per violino e orchestra, in la minore, op.77 (1948)
Concerto N.2 per pianoforte e orchestra, in fa maggiore,op. 102 (1957)
Concerto N. 1 per violoncello e orchestra, in mi bemolle maggiore, op 107 (1959)
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“L'età dell'oro”: suite dal balletto opera 22 a.
“Il bullone”: suite dal balletto opera 27 a.
La forza satirica della musica di Sciostakovic è sviluppata nell'Opera 22, del 1930, che racconta le avventure dei calciatori sovietici emigranti per giocare all'estero.
Per quanto riguarda invece l'Opera 27 (1931), questa si colloca in un'officina e costituisce pretesto per un gran numero di immagini molto pittoresche.
La versione di questi due brani, firmata dal figlio del Compositore, Maxim194 (1963), si dimostra una versione piena di verve che mette in rilievo un Musicista di soli 25 anni come già maestro di orchestrazione che accetta le nuove vie, in questo bene seguito dal Figlio che dirige l'Orchestra del Bolscioi con animo magnificamente brillante.
Il canto delle foreste opera 81
Di questo Brano, oratorio per tenore, basso coro di fanciulli, coro misto e orchestra, esiste una storica incisione di Mravinski sul podio del Coro e dell'Orchestra di Stato dell'Urss (inizi anni cinquanta): si tratta di una versione molto celebre, quasi storica, che colloca definitivamente il Compositore come musicista "ufficiale dell'unione sovietica".
Mravinski sostiene le masse musicali con il solito fervore ricco di connotazioni ritmiche e dinamiche.
Per chi amasse questa pagina, esiste una versione più recente in stereofonia diretta da Alexander Yourlov195 con il Coro della Repubblica di Russia e l'Orchestra Filarmonica di Mosca (1965).
In questa versione si apprezzano meglio i dettagli ed i piani sonori dell'Opera: i solisti ed il coro sono eccellenti, anche se più entusiasmante è la partecipazione nell'edizione di Mravinski. Questa Pagina rimane come significativa di un clima politico, ed in questo senso di assoluto interesse, ma comunque non è espressione di opera di maniera e tantomeno composizione da collocarsi fra le minori.
Concerti per pianoforte orchestra n. 1 e n. 2
Il neoclassicismo presente in questi due partiture contribuisce a renderle assai popolari.
La versione di riferimento rimane quella che vede lo stesso Compositore al pianoforte diretto da Àndré Cluytens (1959) sul podio dell'Orchestra Nazionale della Radiotelevisione Francese.
Sia da parte del solista, che dell'orchestra, il suono è brillante e molto classico.
Si tratta di una referenza che fa dimenticare la successiva realizzazione dello stesso Sciostakovic del solo Concerto n. 2 con l'Orchestra dell'Urss diretta da Alexander Gaouk196, (1962) decisamente meno riuscita.
Degli stessi concerti vi è una bella versione a firma di Eugène List197 (1975) accompagnato da Maxim Sciostakovic sul podio dell'Orchestra della Radiotelevisione di Mosca.
Questa registrazione, realizzata solamente qualche mese prima della morte del Compositore, mette in rilievo come questo Solista avesse suonato spesso l'Opera in presenza dello stesso Sciostakovic.
L'interpretazione è decisamente brillante con una vena di Romanticismo, presente soprattutto nel Concerto n. 2.
Di queste due Pagine vi è anche un’interessante versione americana con due Solisti d'eccezione: Àndré Previn nel Concerto n. 1 e Leonard Bernstein nel n. 2. L'Orchestra è la New York Philarmonic diretta dallo stesso Bernstein (1960).
Si tratta di una visione importante, da conoscere soprattutto per operare un confronto fra le interpretazioni dello stesso Compositore e quella di questi grandi musicisti occidentali.
Concerto per violino ed orchestra n. 1 in la minore opera 77
David Oistrach registrò più volte questa Pagina nel corso della sua brillante carriera, ma la versione più riuscita è sicuramente quella del 1974 con l'Orchestra New Philarmonia di Londra diretta da Maxim Sciostakovic.
Ad un anno di distanza (1975) ancora Maxim Sciostakovic, questa volta con l'Orchestra Sinfonica della Radio dell'Urss, a dirigere il figlio di Oistrach, Igor, nel medesimo Concerto.
Si tratta di una edizione assai brillante, ma l'archetto del grande David rimane inarrivabile.
Concerto per violino ed orchestra n. 2 in do diesis minore opera 129
La più importante versione di questo Secondo concerto per violino è sicuramente quella ancora firmata da David Oistrach (1968) accompagnato da Kiril Kondrachine198 sul podio dell'Orchestra Filarmonica di Mosca.
Si tratta di una versione austera, senza alcuna concessione al virtuosismo, ma suonata in modo eccellente da due grandissimi Interpreti della musica russa che scelgono qui un clima molto intimo: versione assolutamente di riferimento.
Concerto per violoncello ed orchestra n. 1 opera 107
E’ fuori discussione che la più bella registrazione di questo Concerto, scritto per Rostropovitch dal Compositore sovietico, rimane quella realizzata dallo stesso Dedicatario accompagnato da Ormandy sul podio dell'Orchestra Sinfonica di Philadelphia (1972).
Versione questa in cui il grande Violoncellista russo segna uno dei suoi momenti più brillanti e di grande partecipazione emotiva: sicuramente da conoscere.
Concerto per violoncello ed orchestra n. 2 opera 126
Ancora Rostropovitch e, questa volta, accompagnato da Ozawa sul podio dell'Orchestra Sinfonica di Boston (1976) nel Secondo concerto per violoncello ancora a lui dedicato.
Si tratta di un'interpretazione sicuramente di riferimento anche perché caratterizzato da un suono magnificamente restituito in incisione.
Della morte di Stefan Rasin : cantata per basso coro e orchestra opera 119
Di questa, definita una delle opere più caratteristiche ed ispirate del Compositore russo che si afferma qui come il degno erede di Moussorgski, esiste un'edizione di assoluto riferimento (1966) firmata da Kondrachine sul podio dell'Orchestra Filarmonica di Mosca.
Versione esemplare sul piano vocale e strumentale, fortemente drammatica, eseguita due anni dopo la nascita della Composizione e registrata sotto la supervisione dello stesso Sciostakovic.
Le Quindici Sinfonie
E’ fuori dubbio che proprio delle sinfonie Sciostakovic abbia lasciato l'essenziale del suo messaggio artistico come cantore del suo Paese e come immagine del suo destino.
Si può rilevare qualche fragilità analizzando le pagine dell'intero “corpus”, ma nello stesso tempo riconoscere anche in questo la permanente sincerità del Compositore.
Per tali motivi le versioni russe restano preferibili rispetto a quelle occidentali, anche se, su un piano strettamente musicale e soprattutto tecnico, talvolta sono perfino inferiori.
L'integrale delle sinfonie firmata da Kondrachine con il Coro della Repubblica di Russia e l'Orchestra Filarmonica di Mosca, realizzata fra il 1961 ed il 1975, resta sicuramente la pietra angolare assolutamente di riferimento su cui basarsi.
Di questa edizione è stato scritto: "non si può pretendere di conoscere l'Opera di Sciostakovic senza possedere questa preziosa integrale".
La popolarità di molte di queste sinfonie ha portato brillanti esecuzioni delle singole opere ad opera dei più grandi Direttori alla guida delle maggiori formazioni orchestrali, sia orientali che occidentali: analizziamo le versioni più significative.
Sinfonia 1 in fa minore opera 10
Yuri Ahronovitch (1972) sul podio d'orchestra Sinfonica della Radio dell'Urss ha firmato un’eccellente traduzione di questa Composizione scritta quando Sciostakovic aveva solo diciannove anni.
È presente lo spirito slegato che passa dalla gioia più esuberante al lirismo più severo. Questa atmosfera, così incostante della partitura, come l'instabilità dei climi successivi dell'opera, costituisce forse la miglior chiave di lettura della Sinfonia.
Karel Ancerl (1965) con l'Orchestra Filarmonica Ceca aggiunge una certa eleganza nel lirismo e altrettanta raffinatezza nell'umorismo: l'Opera vacilla fra il mondo romantico di Ciaikowski e quello molto caricaturale di Stravinsky o Prokofiev .
Il Direttore boemo riesce molto bene a trovare questa unità dei contrasti, coadiuvato da una Formazione orchestrale assolutamente padrona del repertorio russo del ‘900.
Sinfonia n. 2 in si maggiore "Ottobre" opera 14
Questa sinfonia in un solo movimento, della durata di circa diciotto, minuti è caratterizzata da un modernismo provocatorio: l'atmosfera assolutamente particolare viene resa splendidamente da Kondrachine con l'Orchestra della Repubblica di Russia, estratto della sua integrale (1972).
Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore "Primo maggio" opera 20
Ancora Kondrachine (1972) in quest'opera gemella della precedente che però presenta minor interesse per la mancanza di una certa omogeneità e per la scrittura più sommaria.
Il Direttore russo impegna per altro tutta la sua cultura anche in quest'Opera donandole certamente una sua dignità ed un suo posto nel “corpus” generale delle sinfonie di Sciostakovic.
Sinfonia n. 4 in do minore opera 43
Di questa pagina, che in qualche modo produce magnificamente un clima originalmente strano, nell’eredità di Mahler, ricca di inquietudine e di cinismo, esiste una splendida versione firmata da Bernard Haitink sul podio dell'Orchestra Filarmonica di Londra (1979).
Il Direttore olandese, grande mahleriano, si trova assolutamente a suo agio in questa Quarta sinfonia più che nelle altre di cui ha inciso l’integrale, sapendo fornire di questa musica gli aspetti a volte cosmici ed, all'incontrario, introspettivi del Compositore russo: riesce quindi a restituirci non solamente lo spirito, ma anche la partitura nel suo complesso, letta con una precisione assolutamente rimarchevole.
Sinfonia n. 5 in re minore opera 47
Questa Pagina, che forse è la più popolare fra le Quindici, è stata frequentemente visitata da grandi Interpreti Internazionali.
Fra le versione di riferimento ricordiamo quella firmata da Maxim Sciostakovic con l'Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione russa (1972) in cui il Romanticismo rinnova la tradizione ereditata da Ciaikovsky.
Il Figlio del Compositore, alla guida di un'Orchestra assai ispirata, riesce perfettamente a sottolineare il valore dell'orchestrazione mettendo in luce tutti i dettagli della partitura di grande pregio formale.
Importante anche la versione di Haitink (1981) con l'Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam: i essa si rotrova la serena intensità di questa Quinta sinfonia.
Grazie allo splendore dell'Orchestra Olandese, in particolare dei suoi archi, ci rivela tutta la potenza desiderata imponendo questa visione, dalla perfezione plastica, per la sua larghezza di vedute.
Nella versione di Ancerl (1963), sul podio dell'Orchestra Filarmonica Ceca, si scava nell'espressione umana dell'Opera, in particolare nel primo e nel terzo movimento.
Malgrado il tono ottimista della Sinfonia, il Direttore boemo è il solo a sottolineare il dramma interiore del Compositore, rinunciando al modernismo del suo linguaggio per "giocare un ruolo di primo piano nel raffronto della coscienza umana".
Leonard Bernstein, sul podio dell'Orchestra Filarmonica di New York (1979), lasciò come in sospeso, con un tono sobrio ed assieme desolato, il flusso apparentemente libero di questo orchestrazione ancora vergine e melanconica che nel "Largo" esprime il calore di lirismo assolutamente controllatoo.
L'esecuzione puramente strumentale è di una perfezione tecnica incomparabile: si tratta di una visione che pulsa ed oscilla da un aspetto all'altro dei sentimenti, più intensa che dimostrativa, da collocarsi molto in alto nella classifica delle migliori.
Kondrachine, nella sua integrale, evoca il trionfo spirituale dell'Artista cercando di iscriverlo nella tradizione per meglio lavorare nell'edificazione del complesso.
L'interpretazione è complessivamente più che brillante, eroica nel finale: assolutamente da conoscere.
Fra le versioni più recenti, spicca quella di Rostropovitch alla guida della National Sinfonic Orchestra di Washington (1982). Importantissima la lettura del grande Musicista russo, qui in veste di direttore, ad incitare un'Orchestra americana purtroppo non ancora in grado di rendere al meglio questo repertorio.
Si tratta quindi di un'interpretazione da conoscere per i meriti di Rostropovitch e, un po' meno, per quelli della Compagine orchestrale.
Sinfonia n. 6 in si minore opera 54
Sempre Kondrachine (1967) a condurre la "classifica" delle maggiori interpretazione riferite alla rassegna delle Sinfonie di Sciostakovic.
Quest'Opera appare come una sorta di prosecuzione della Quinta sinfonia, ma a donare un momento di riposo d'ordine psicologico, più interiore, almeno nel suo grande "largo" iniziale.
Solo Kondrachine ci permette di seguire questo itinerario dell'Artista nelle migliori condizioni musicali e tecniche possibili.
Interessante per altro anche la versione di Leonard Bernstein (1969) sul podio dell'Orchestra Filarmonica di New York.
Pure il Direttore americano coglie bene il carattere introspettivo del primo movimento assieme a quello estroverso dei due "Scherzi" che seguono.
Versione molto intelligente e ben servita dall’ ottima orchestra statunitense.
Sinfonia n. 7 in do maggiore "Alla città di Leningrado" opera 60
Questa sinfonia è molto più conosciuta per le drammatiche circostanze in cui è stata scrittaancor più che per il suo reale valore musicale.
Dopo la sua prima esecuzione nel marzo 1942, fu ripresa a New York da Toscanini, l'anno successivo da Kussevitski, Stokowski, Mitropoulos, Ormandy, Münch (che fece conoscere l'Opera a Parigi), Ancerl, Bernstein, Celibidache, Mravinski... fino a questa edizione di Svetlanov (1975) sul podio dell'Orchestra Sinfonica dell'Urss.
Il Direttore russo costruisce l'Opera in tutta la potenza evocatrice della sua tensione drammatica atta a rievocare i momenti più tragicamente gloriosi della storia del popolo russo impegnato nella seconda guerra mondiale contro l'invasore nazista.
Sinfonia n. 8 in do minore opera 65
Si tratta della prima sinfonia registrata da Kondrachine con l'Orchestra Filarmonica di Mosca nella sua integrale di Sciostakovic (1961).
Agli affetti esteriori drammatici, ma anche relativamente facili della sinfonia n. 7, risponde la meditazione dolorosa sull'umanità e sulla guerra di questa Ottava.
L'interpretazione di Kondrachine appare assolutamente eccellente soprattutto nel cogliere lo spirito profondamente umano della Partitura ed il momento storico in cui la stessa venne concepita.
Sinfonia n. 9 in mi bemolle maggiore opera 70
Sinfonia caratterizzata da un neoclassicismo alla Haydn, forse un po' desueto, che viene reso con puntigliosa precisione da Kondrachine (1965) a dimostrare la leggerezza sonora di una versione cameristica.
Sinfonia n. 10 in mi minore opera '93
Svetlanov, con l'Orchestra Sinfonica della Radio dell'Urss (1975), impone la sua visione in quest'Opera che, dopo dieci anni di silenzio, è stato salutata come un nuovo capolavoro nel ciclo delle sinfonie scritte nell'era post staliniana.
Si tratta di una lettura che afferma e sottolinea come l’ "ottimistica tragedia" costituisca il clima fondamentale della sinfonia.
Kondrachine ha firmato, in questa incisione del 1973, uno dei migliori momenti della sua integrale, liberando come nessun altro il carattere tragico della partitura.
Senza alcun dubbio si tratta delle versione di riferimento per altro incisa con straordinaria perizia tecnica.
Con una certa difficoltà si può forse trovare ancora l'edizione di Mravinski (1964) sul podio dell'Orchestra Filarmonica di Leningrado.
Si tratta di una edizione preziosa perché lo stesso Sciostakovic disse, il 17 dicembre 1953 quando sentì la prima esecuzione di questa sinfonia diretta proprio dal citato maestro: "si tratta del più grande Direttore che io abbia mai incontrato".
Sinfonia n. 11 in sol minore "1905" opera 103
Di questo ampio poema sinfonico, composto per il quarantesimo anniversario della Rivoluzione d'ottobre (1957), Kondrachine restituisce il tono epico all'Opera in cui il carattere narrativo e visionario viene perfettamente reso dagli ottimi musicisti della Compagine moscovita (1973).
Durante il suo soggiorno a Parigi nel 1959, Sciostakovic doveva registrare i due concerti per pianoforte e sovrintendere alla registrazione del Nona sinfonia.
Nacque così la versione di André Cluytens (1959) sul podio dell'Orchestra Nazionale della Radiotelevisione Francese: raro contributo francese al genio del Compositore russo.
Sinfonia n. 12 in re minore "1917" opera 112
Sicuramente alla testa di tutte le numerose versioni vi è ancor oggi quella di Kondrachine del 1972.
Si tratta di una visione atta a conferire una certa dignità ad una Sinfonia abbastanza secondaria nella produzione di Sciostakovic. Kondrachine, dal canto suo, riesce ad esprimere in tutte queste Opere l'esatto clima che era presente al momento della genesi e pertanto, in questo senso, si tratta della migliore interpretazione possibile.
Haitink, con l'Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam (1982), cerca di fornire una visione storica e pittoresca a vantaggio di uno splendore sonoro incomparabile.
Quest'Opera nasconde forse l'ombra di Wagner o di Mahler, ma la partitura trova alla fine una certa continuità, una sua logica che l'avvicina alle sinfonie n. 6 e n. 11, come un loro prolungamento storico in qualche misura comparabile.
E’ ancora rintracciabile l'incisione di Mravinski con l'Orchestra Filarmonica di Leningrado (1961), versione particolarmente importante in quanto il Direttore di Leningrado era presente alla creazione dell'Opera.
La presa del suono però non rende giustizia ai colori della pagina.
Sinfonia n. 13 in si bemolle minore per basso, coro di bassi e orchestra opera 113
Ancora Kondrachine (1967) a segnare l'edizione di riferimento di questa Sinfonia-Cantata su cinque poemi di Evtouchenko.
Il Direttore russo tenne a battesimo la Partitura nel dicembre 1962 e, forte di quella profonda conoscenza, fa rinascere l'ispirazione che la resa leggendaria, evocando essa la “Notte” di Mussorgski. Solista, coro ed orchestra costituiscono quanto di meglio sia possibile riunire per interpretare tale repertorio.
Sinfonia n. 14 per soprano, basso e orchestra da camera opera 135
Particolarmente riuscita l'interpretazione di Rostropovitch alla guida dei solisti della Philarmonia di Mosca (1974) in quest'Opera che molti critici definiscono “il capolavoro assoluto del Compositore”. Il ciclo di undici melodie è scritto per due cantanti, orchestra da camera d'archi e percussioni.
In un certo senso si può comparare questa Quattordicesima sinfonia al "Canto della terra" di Mahler.
Rostropovitch, ben assecondato dai due cantanti cui l'opera è dedicata, ci dona una versione assolutamente angosciante e stupefacente: interpretazione assolutamente da conoscere.
Haitink, dal canto suo, grazie alla splendida partecipazione dei Solisti del Concertgebouw di Amsterdam, punta a rendere il suo lavoro al servizio dell'espressione e dell'intensità. Ma soprattutto, meglio di ogni altro, ci fa scoprire come quest'Opera porti il profondo rinnovamento nel linguaggio di Sciostakovic.
Le Cantate sono assolutamente originali per la loro emozione discreta che oscilla fra la tenerezza e la continua tensione. Si scopre così che l'Opera assume un significato universale ed i suoi toni, non lacerati, vengono ad esprimere una magnifica “potenza” che non cesserà di tornare grande.
Kondrachine affronta quest'Opera nel 1974 riuscendo a raggiungere un alto livello espressivo. Malgrado i suoi numerosi meriti, però non riesce a eguagliare la versione di Rostropovitch che sembra aver meglio compreso i profondi significati, siano nascosti che palesi, di questa pagina.
Sinfonia n. 15 in la maggiore opera 141
L’otto gennaio 1972 Dimitri Sciostakovic dedicò a suo figlio Maxim la sua ultima Sinfonia e questi la tenne a battesimo al suo apparire in pubblico. La sua incisione, con l'Orchestra della Radio dell'Urss (1973), è pertanto di assoluto riferimento anche per la precisione che riconduce alla sua prima apparizione quando, a tutte le prove, era presente lo stesso Compositore.
Di quest'Opera, dal carattere enigmatico con le sue citazioni riferite a Rossini ed a Wagner, abbiamo fra le interpretazioni più importanti quella di Kondrachine tratta dalla sua eccezionale integrale (1974).
Come suo solito, il Direttore russo interpretò con assoluto rigore queste pagine e pertanto si colloca come possibile alternativa a quella del Figlio del Compositore.
La realizzazione di Haitink (1978), con l'Orchestra Filarmonica di Londra, rende omaggio all'orchestrazione dell'Opera che la grande qualità della presa del suono riesce perfettamente a riprodurre.
Si tratta però di una versione abbastanza carente dello spirito profondo di quest'ultima Sinfonia che assume qui il valore di un testamento musicale: Haitink perde così l'occasione di concludere la sua integrale, complessivamente lodevole, con una versione capolavoro, dato che lo stesso “si dimostra confezionato a metà”.
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Jean Sibelius (1865-1957)
Il padre di Sibelius era medico e anche la madre apparteneva a unafamiglia di medici; entrambi prediligevano la musica.
Negli anni della giovinezza Jean formò un trio con le sorelle e con loro si dedicò assiduamente all'esecuzione di musica da camera. Quando nacque Jean, suo padre stabilì di farne un avvocato; ma sin dai primi anni di scuola e via via che procedeva negli studi, il ragazzo dimostrò sempre minor interesse per tale carriera.
Sibelius adolescente amava passeggiare fantasticando tra le bellezze naturali del luogo, e da lui sappiamo che imparò da solo a suonare il violino all'aperto. « In estate, ammaliato dai mutevoli aspetti della natura, canterei da mane a sera sul violino. »
Una delle sue prime composizioni fu un breve intermezzo per violino e violoncello, “Gocce d'acqua”.
La musica lo assorbì a tal punto, da fargli abbandonare gli studi di legge. Egli stesso ci racconta come, dopo essersi aggirato per la foresta un giorno e una notte interi, risolse finalmente di dedicare tutta la vita alla musica.
A distanza di parecchi anni dichiarò che il compositore Sibelius era nato quella notte, nella foresta.
Dopo alcuni anni di studio a Helsinki, a Berlino e a Vienna, si applicò seriamente alla composizione.
Le sue prime opere, pubblicate nel 1888, comprendono fra l'altro una sonata per violino e pianoforte, che egli riconobbe come fortemente influenzata da Grieg.
In gioventù, si entusiasmò per la storia della Finlandia, che ispirò gran parte delle sue più belle creazioni.
Si fece un nome nel 1892 con il poema sinfonico “Kullervo”, che rivela per la prima volta il linguaggio personale e prettamente finnico del Compositore.
Tuttavia, la sua arte venne apprezzata da pochi, e fu solo con “Una saga” (1892) che Sibelius conobbe la celebrità.
Seguirono diversi brani popolari a carattere patriottico, e particolarmente lo impegnò un’opera, “Kalevala”, che si ispira ai vari episodi dell'epopea finlandese.
A Helsinki, Sibelius frequentò una cerchia di amici, artisti come lui, con i quali discuteva d'arte e dei problemi del tempo. La maggior parte di tali riunioni, che talvolta avvenivano in un ristorante, ebbero luogo al circolo « Symposion ».
«Le nostre riunioni non erano affatto orgiastiche, come si potrebbe pensare. Sbrigliavamo la fantasia; scioglievamo dai vincoli il pensiero; la discussione nasceva vivace. Analizzavamo la vita. Ragionavamo degli argomenti più disparati, ma sempre con uno spirito ottimista e rivoluzionario. In ogni campo, spianavamo il cammino alle idee nuove.»
Cinque anni dopo la prima rappresentazione di “Kullervo”, Sibelius ricevette una pensione governativa.
Il poema sinfonico “Finlandia” apparve nel 1899, allargando la sua fama a un più vasto pubblico, e costituì il pezzo forte nella tournée intrapresa nel 1900 dall'Autore con l'Orchestra Sinfonica di Helsinki.
“Finlandia” fu applauditissimo in Scandinavia, Olanda, Germania, Belgio e Francia, dopo di che Sibelius venne invitato a dirigere le proprie composizioni al festival di Heidelberg: un onore che sino a quel momento era stato concesso unicamente a due compositori scandinavi.
Nel pieno della gloria e della fama, egli disse a sua moglie : « È ora che mi metta a comporre. »
Nell'autunno del 1904 si ritirò dal mondo in cerca di solitudine e di pace, a Jàrvenpàà, a una sessantina di chilometri a nord di Helsinki, e nella tranquilla dimora scrisse la maggior parte della sua vasta opera, che comprende più di cinquanta composizioni, tra cui la celebre “Kalevala” e sette sinfonie.
Sibelius è dottore onorario dell'Università di Yale. Eccone la motivazione:«...Le sue composizioni, la sua forza e la sua originalità hanno fatto di lui, sin dall'inizio della carriera, uno dei maggiori compositori contemporanei. Ciò che Wagner creò per le saghe dell'antica Germania, Sibelius ha splendidamente creato per i miti e le epopee della Finlandia. Egli ha tradotto “Kalevala” nel linguaggio della musica. »
Ture Rangstrom dice della sua persona:«Trovarsi con Jean Sibelius è come entrare in contatto con un elemento naturale. Sembra un'aquila nella bufera, un pino maestoso o un imperatore scolpito nel granito, che il marmo è di gran lunga troppo dolce per riprodurre Sibelius come si conviene. Ma, nello stesso tempo, la sua conversazione e i modi verso gli altri hanno l'eleganza di un uomo di mondo. »
Così esprime Sibelius il suo concetto filosofico dell'esistenza: « Mi sono sempre raffigurato l’esistenza come un massiccio blocco di granito. Il nostro potere volitivo muove il cesello finché il granito assume la forma che avevamo abbozzato. E’ del pari necessario essere pronti con un progetto e possedere un cesello acuminato prima di mettersi a sbozzare la pietra. Ognuno di noi ha la facoltà di cesellarsi l’esistenza secondo i propri desideri. »
Con le fantasie musicali, attinte al mondo della leggenda finnica, Sibelius ci ha dato una lunga serie di composizioni per orchestra poetiche, melodiche e ricche di personalità. Ma anche altre sue composizioni esprimono i caratteri essenziali del suo popolo, pur facendo uso limitato della musica popolare finlandese.
Soprattutto le sinfonie gli hanno meritato un posto di primo piano nella musica moderna. « È fuori discussione, » disse Constant Lambert, « che Sibelius ha dato sviluppo alla forma sinfonica, più di chiunque altro, dopo Beethoven. »
La qualità, lo stile e l'originalità delle sue composizioni musicali hanno indotto più di un critico ad additarlo quale erede di Beethoven e degno successore di Brahms.
Questo modo di vedere Sibelius prevale principalmente in Inghilterra e negli Stati Uniti. Altrove, si hanno pareri discordi circa la sua affermazione sinfonica.
In Francia, per esempio, dove la musica di Sibelius non è tra le più apprezzate, le sue composizioni si eseguono con relativa infrequenza.
Nils-Erik Ringbom dichiara nella sua biografia di Sibelius: «Allorché la musica di Sibelius cominciò a diffondersi per l'Europa, essa fu subito oggetto di un malinteso che ancor oggi informa il giudizio dato sulla sua arte da molti critici e dai pubblici dell'Europa centrale. Sibelius è vittima di questa palese ingiustizia dovuta alle sue composizioni giovanili, per cui anche le sinfonie più recenti trovano raramente posto nei programmi musicali dell'Europa centrale e meridionale.
Poiché le sue prime composizioni presentate all'estero erano caratterizzate da un accento singolare, indefinibile, ma soggetto alla semplicistica definizione di "finnico", i critici commisero l'errore di includere l'autore nel lungo elenco dei "compositori nazionalisti" del tardo romanticismo.
Senonchè, l'accento " finnico " non è altro che l'accento personale di Sibelius, dal quale in seguito egli sviluppò un linguaggio sonoro di portata universale, che pone la sua arte al di là di qualunque frontiera o limite nazionale. »
Disse un giorno Sibelius al suo allievo Bengt von Tome: «Io sono nato per l'orchestra e dovete giudicarmi attraverso le mie composizioni per orchestra. » Quindi aggiunse scherzosamente : « A tempo perso scrivo pezzi per pianoforte. Nel lavoro serio il pianoforte non mi interessa: non può cantare. » Si tratta di due osservazioni caratteristiche e chiarificatrici.
Olin Downes dice che basta confrontare poche battute delle composizioni per orchestra di Sibelius con una qualsiasi delle altre sue composizioni per intendere la verità delle sue affermazioni.
Poche composizioni di Sibelius per solo pianoforte rivelano qualche attaccamento a questo strumento. È d'altronde significativa la maggiore ispirazione delle sue composizioni per canto, sebbene anche in queste balzi evidente che il pianoforte non è propriamente il suo forte.
Con ragione Astra Desmond afferma che i pezzi per canto di Sibelius non raggiungono l'alto valore espressivo cui ci hanno abituato le sue composizioni orchestrali. E tuttavia anche nei primi troviamo dei capolavori, come “Notte d'autunno” (1904) o “Balcone sul mare” (1904).
Dei suoi pezzi di musica da camera se n'è affermato uno solo, il quartetto per archi “Voce intimae”, che è indubbiamente una delle sue composizioni più originali e personali.
Sinfonie :
N. 1, mi minore, op. 39 (1899)
N. 2, re maggiore, op. 43 (1902)
N. 3, do maggiore, op. 52 (1907)
N. 4, la minore, op, 63 (1910)
N. 5, mi bemolle maggiore, op. 82 (1915)
N. 6, re minore, op. 104 (1923)
N. 7, do maggiore, op. 105 (1924)
Poemi sinfonici :
Una saga, op. 9 (1892, riv. 1901)
Finlandia, op. 26 (1899, riv. 1900)
Tapiola, op. 112 (1925)
La figlia di Pohjola, fantasia sinfonica, op. 49 (1906).
Suites :
Karelia, op. 11 (1893)
Lemminkàinen, quattro leggende, op. 22 (1893-99)
Il cigno di Tuonela
Il ritorno di Lemminkàinen
Scènes historiques I, op. 25 (1899)
Scènes historiques II, op. 66 (1912)
Concerto per violino, re minore, op. 47 (1903, riv. 1905)
Karelia (Suite)
Fu scritta, su richiesta di studenti finlandesi, come commento musicale per una serie di quadri scenici rievocanti la storia della Karelia (regione montuosa alla frontiera russo-finlandese), la cui rappresentazione ebbe luogo in occasione di un convegno per lo sviluppo culturale della Finlandia orientale.
La suite comprende tre brani tolti dagli otto composti da Sibelius in detta occasione: “Intermezzo”, “Ballata”, “Alla marcia”.
Cigno di Tuonela (Lemminkainen suite)
Composizione orchestrale opera 22, parte di una Suite comprendente quattro leggende, di cui sono state pubblicate due soltanto, i numeri 3 e 4 dai titoli: “Il cigno di Tuonela” e “Vita casalinga a Lemminkainen”.
Durante una visita a Kuopio, nell’estate del 1893, Sibelius e lo scrittore J. K. Erkko progettarono di scrivere un'opera su una selezione dal poema tradizionale finnico “Kalevala”.
L'opera non fu mai scritta e l'interesse del musicista per il mondo della saga di “Kalevala” prese forma nella grande suite Lemminkàinen.
L'ouverture dell'Opera, che era già stata scritta, prese il nome di “Il cigno di Tuonala”, divenendo il terzo tempo della suite.
Tale Suite fu eseguita la prima volta nel 1896, ed in seguito fu riveduta.
Nel poema tradizionale finnico, l'eroe è il nano Lemminkàinen, la cui vita è tutta una battaglia vittoriosa contro le forze del male.
I. Lemminkàinen e le fanciulle. Lemminkàinen parte giocondamente per Saari, per chiedere in isposa la bella Kyllikki. Tutte le fanciulle s'innamorano di lui a prima vista, solo la bella Kyllikki, «il fiore di Saari», non s'interessa a lui.
Ma Lemminkàinen non si scoraggia. In una bella giornata, mentre le fanciulle danzano in una piccola selva, egli carica la fanciulla sulla sua slitta e se la porta a casa come sposa.
II. Lemminkàinen in Tuonela. Descrive la vicenda dei canti 14° e 15° del Kalevala. L'eroe deve assolvere tre compiti, per conquistare la figlia di Pohjola. Ne ha portato a buon fine due, ma il terzo — colpire il cigno del fiume Tuoni — non si è ancora realizzato. Alla riva del fiume lo sterco di pecora fa scivolare l'eroe, ed egli cade nell'acqua, ove « il figlio di Tuoni macchiato di sangue » trae la spada e lo fa a pezzettini. A casa, la madre di Lemminkàinen, vedendo del sangue sul suo pettine, capisce che il figlio è morto e va a ricercarlo. Lo trova, infine, e chiede al saggio fabbro Ilmarinen di farle un grande rastrello. Con esso rastrella dal fiume tutti i pezzettini del corpo di Lemminkàinen, li raduna insieme, e con la sua magia richiama in vita il figliuolo.
III. Il cigno di Tuonela. Descrive località tenebrose lungo il fiume Tuoni (il fiume della morte) e racconta il dramma che si svolse quando Lemminkàinen andò in cerca del cigno dal lungo collo nel buio fiume Tuoni.
Il cigno di Tuonela è considerata la composizione più personale di Sibelius.
Ne è particolarmente interessante la singolare orchestrazione, da cui è escluso ogni colore luminoso. La melodia e la caratterizzazione del canto monotono del cigno sono affidate al corno inglese, su uno sfondo di violini, i quali, per quasi tutta la durata del pezzo, sono divisi in otto sezioni indipendenti.
IV. Vita casalinga a Lemminkàinen. L'eroe, stanco di combattere, cambia tutte le sue pene e preoccupazioni in cavalli di battaglia, e ritorna alla sua casa.
Valse Triste (Valzer triste)
Composizione per orchestra che costituisce l’opera 44.
Questo celebre valzer fa parte della musica di scena per il dramma “Kuolema (Morte) di Arvid Jàrnefeit” (cognato di Sibelius), composto nel 1903.
Sibelius vendette “Valse triste” per cento marchi a un editore che, con questa sola composizione, si fece un patrimonio.
Il biografo tedesco di Sibelius, Walter Niemann, dà questa descrizione della scena del dramma che il valzer accompagna: « È notte. Il figlio dorme, esausto dalla lunga veglia accanto al letto di morte della madre. A poco a poco un bagliore rossastro penetra nella stanza. Nello stesso tempo si ode una musica lontana, dapprima vagamente, ma ben presto distinta come una melodia a tempo di valzer. La donna malata si risveglia e scorge ai piedi del letto una figura soprannaturale che le fa cenno di alzarsi. Ella scende dal letto nella sua lunga veste bianca. La figura fa un altro cenno, e appaiono alcuni spettrali danzatori. La donna è trascinata nella danza, e tenta invano di attirare l'attenzione dei danzatori. Le coppie le scivolano accanto come ombre. Esausta, ricade sul letto. La luce rossa scompare, la musica si interrompe e i danzatori scompaiono come in una nebbia. Ma ella chiama a raccolta tutte le sue forze e riprende a danzare, ancor più selvaggiamente di prima. Di nuovo si ode la musica, le coppie di ombre danzanti ritornano e ruotano intorno a lei. Ella cerca disperatamente di riconoscere i volti che la circondano, ma essi svaniscono tutti davanti ai suoi occhi.
Nel tumulto della danza di morte si ode un colpo alla porta.
I danzatori scompaiono. Ella vuol fuggire con loro, ma è come se avesse messo radici in quel punto. Un freddo terrore si impadronisce di lei. Non osa guardare verso la porta, ma finalmente si fa forza, si volge lentamente e getta un urlo spaventoso: sulla soglia è apparsa la Morte. »
“Il Bardo” poema sinfonico opera 64
Di questa pagina assai breve (6 minuti ), ma densa di contenuto, esiste la storica incisione del 1938 firmata da Sir Thomas Beecham sul podio dell'Orchestra Filarmonica di Londra.
Malgrado i suoi anni, questa versione rimane indispensabile, quando non la solo necessaria per conoscere questo brano sinfonico di Sibelius: nessuno come Beecham sa cogliere e trasferire nell'orchestra questo messaggio.
Anche relativamente ai piani sonori si comprendono in questa versione alcuni dettagli che in altre rimangono impercettibili.
“En Saga” poema sinfonico opera 9
Ancor Thomas Beecham nella versione sicuramente più riuscita per la precisione con cui il Direttore inglese, sempre alla guida dell'Orchestra Filarmonica di Londra (1938), interpreta in modo leggendario questo Poema sinfonico, sicuramente fra le pagine più rappresentative di un giovane Sibelius.
“La figlia di Pohiola” fantasia sinfonica opera 49
Fra le più belle incisioni di questa celebre Fantasia sinfonica, si colloca quella di Paavo Berglund199 sul podio dell'Orchestra Sinfonica di Bournemouth (1975); secondo la critica internazionale questa versione si colloca in testa alla discografia per l'interpretazione assolutamente riuscita, nel pieno spirito finnico, del brano da parte di un Direttore a sua volta finlandese che meglio di ogni altro ha collocato questa pagina nella sua precisa ambientazione ambientale.
Di alto livello è anche la versione di Horst Stein200 con l'Orchestra della Suisse Romande (1980).
Sul piano strettamente strumentale, si può parlare di versione alternativa alla precedente anche se forse cede a questa qualche punto in fatto di ricostruzione ambientale per la difficoltà di rendere il tono prettamente nordico della stessa.
Molto interessante è anche una storica versione dell'inizio della stereofonia firmata da Martin Gould201 alla guida della “sua” Orchestra Sinfonica.
Il Direttore americano all'epoca incideva con una delle maggiori Case discografiche internazionali e poteva disporre di un'Orchestra di assoluto rilievo da lui condotta specialmente nella realizzazione di colonne sonore di film.
Anche in questo repertorio classico, in cui le tinte ambientali giocano forse il ruolo fondamentale, Gould, grazie ad una formazione orchestrale a suo agio nel sottolineare i colori descrittivi di una pagina sinfonica, realizza una versione molto interessante proprio alla luce delle sonorità.
“Finlandia” poema sinfonico opera 26
Ancora Paavo Berglund con l'Orchestra Sinfonica di Bournemouth (1975) in questa notissima pagina di Sibelius.
Pochi come questo Direttore hanno saputo cogliere l'atmosfera nordica fortemente descrittiva, ma anche ricca di emozioni condivisibili, che Sibelius ha voluto dedicare alla sua Patria: versione di assoluto riferimento.
Nell'antologia musicale dedicata al Compositore finlandese, Martin Gould ha voluto inserire la sua versione di questa pagina intitolata alla Finlandia: si tratta di un'interpretazione riconoscibilmente “americana”, ma assolutamente precisa e ricca di colori orchestrali.
Dell'Opera 26 esiste una versione del 1978 firmata da un Vladimir Ashkenazy, qui in veste di direttore dell'Orchestra Philarmonia di Londra.
Il Musicista russo ha visitato con assoluta competenza le composizioni di Sibelius e qui fornisce un'anticipazione di quella propensione che lo ha portato a dedicarsi a questo Compositore: la sua versione è ricca di dettagli, assolutamente ben servito in questo dalla splendida Orchestra di londinese.
Suite di Lemminkàinen opera 22 (Lemminkàinen e la fanciulla dell'isola, Il cigno di Tuonela, Lemminkàinen a Tuonela, Il ritorno di Lemminkàinen)
Di questi poemi sinfonici, che resero famoso nel mondo Sibelius, vi è una splendida versione del 1978 firmata da Ormandy sul podio dell'Orchestra Sinfonica di Philadelphia.
Con una Compagine orchestrale in cui non si può che apprezzare la precisione e la virtuosità dei propri componenti, Ormandy presenta la Suite con le quattro pagine nell'ordine voluto da Sibelius.
La stessa precisione filologica con cui il Direttore americano ha scelto la migliore versione dell’Opera costituisce una garanzia della qualità dimostrata anche nella scelta dei colori e dei piani orchestrali: l'intera Suite assume così il carattere di vera e propria “storia” così come veniva intesa dal Compositore finlandese.
“Luonnotar” poema per soprano e orchestra opera 70
Sibelius ha spesso inserito a voce nelle sue opere sinfoniche, con particolare riferimento ai poemi ed alle fantasie.
Paavo Berglund, sempre con l'Orchestra Sinfonica di Bournemouth (1975), ha realizzato di quest'Opera, non sempre frequentemente visitata, una versione essenziale, ma di primissimo piano.
L'Orchestra inglese si dimostra ancora una volta coplesso di tutto rispetto, da paragonarsi alle più conosciute e celebri formazioni londinesi.
“Le Oceanidi” poema sinfonico opera 73
Sir Thomas Beecham ha inciso quest'opera nel 1955 con la Royal Philarmonic di Londra, l'orchestra da lui fondata.
Questa registrazione venne realizzata su domanda specifica dello stesso Sibelius e praticamente non “concorrenti” per lo spirito con cui il grande Direttore inglese si è avvicinato a questo Autore: ogni pagina viene curata con una precisione ed una poesia che dimostrano non solo l'eccezionale professionalità, ma anche la sensibile partecipazione personale.
Per capire veramente questa Partitura, come venne scritto all'epoca dalla stampa internazionale, bisogna conoscere la versione di Beecham: il suo respiro ampio, l'alchimia orchestrale, l'atmosfera marina vengono rievocate in modo assolutamente perfetto e soprattutto chiaro.
I fiati, qui particolarmente chiamati ad un impegno pregnante, sono di una bellezza ancor oggi insuperata: da conoscere.
“Pélleas e Mélisande” musica di scena opera 46
Fra la abbondante discografia di questa toccante storia di Sibelius, spicca la versione di Karajan (1982) con i suoi Berliner per la sontuosa confezione sinfonica, l’ampio respiro orchestrale, la perfezione degli interventi solistici atti a sottolineare le sfumature della grande partitura scenograficamente perfetta.
Molto interessante e partecipata anche la versione di Stein con la Suisse Romande: dopo decenni di balletti guidati da Asmermet, la Compagine svizzera si conferma strumento altamente specializzato in questo genere sinfonico teatrale, ottimamente diretto da Stein assolutamente a suo agio nella pagine da “teatro” di cui è raffinato specialista.
Gennadij Rozhdestvenskij, con l’Orchestra Filarmonica di Leningrado (1966), tratta questa Pagina alla stregua dei migliori balletti russi, assecondato da un’Orchestra appena uscita da decenni di “cura” Mravinski, vale a dire perfetta in ogni sezione e ricca dei più brillanti colori.
Ancora attuale la bellissima incisione di Beecham con la Royal di Londra (1955) per il respiro poetico assolutamente unico dettato dal Baronetto inglese. Peccato che abbia operato una scelta non integrale, sacrificando una delle nove scene dell’Opera 46.
Concerto per violino ed orchestra in re minore opera 47
La discografia di questo celebre concerto viene dominata ancora da Heifetz nella sua versione storica con Beecham e la Filarmonica di Londra (1935) e dalla successiva versione stereofonica con la Chicago diretta da Walter Hendl 1960)202.
E’ stato detto che Heifetz suona sempre “alla Heifetz” intendendo con questo la perfezione tecnica e la scelta dei tempi particolarmente vivaci.
Le due versioni hanno praticamente i medesimi pregi che si possono riassumere in virtuosismo, musicalità e perfetto accordo fra solista ed orchestra: veri riferimenti irraggiungibili.
Tra le edizioni più recenti del concerto per violino di Sibelius segnalo quella di Salvatore Accardo203 accompagnato dall'Orchestra Sinfonica di Londra diretta da Colin Davis (1977).
Di questa versione è stato scritto che "si tratta della registrazione moderna che tutti si attendevano e speravano di avere un giorno"; ed ancora:"Accardo trionfa dall'inizio della partitura grazie alla sua meravigliosa tecnica ed alla facilità del fraseggio che gli permette di portare tutta la sua attenzione verso l'espressione."
Sobria, caratterizzato da un fraseggio perfetto, questa interpretazione, senza sovrapposizioni né enfasi, si guarda bene dal ricorrere ad un facile “romanticismo”.
Colin Davis caratterizza l'Opera come un vasto poema sinfonico con violino principale obbligato, staccandosi dalla concezione di concerto romantico tradizionale.
David Oistrach ha inciso più volte quest'Opera, ma limito la segnalazione alle due versioni più riuscite: quelle degli anni ‘60 con Rozdestvenskij e l'Orchestra Sinfonica della Radio dell'Urss ed Ormandy con l’Orchestra di Philadelphia.
Si tratta di due incisioni in cui il virtuosismo dell'immenso Violinista russo è giocato in modo fenomenale, completamente trascendente, unicamente al servizio della sostanza musicale.
Sia Rozdestvenskij che Ormandy si dimostrano perfettamente in linea ed all'altezza col Solista regalandoci delle versioni assolutamente fondamentale di questo celebre Concerto.
Le Sinfonie
Fra le integrali delle Sette Sinfonie di Sibelius, spicca quella di Rozdestvenskij sul podio dell'Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione dell'Urss, incisa fra il 1969 ed il 1974.
Segnalo anche la versione di Colin Davis con l'Orchestra Sinfonica di Boston (1977) e quella di Vladimir Ashkenazy con la Philarmonia di Londra 1980.
Sinfonia n. 1 in mi minore opera 39
La versione di Davis con l'Orchestra Sinfonica di Boston (1977) è senza dubbio saldamente strutturata e più moderna rispetto a quella di Rozdestvenskij.
Il Direttore inglese colloca Sibelius dichiaratamente nel ‘900 usufruendo pertanto di tutte le scelte tecniche, formali e concettuali per restituire questa partitura in una versione che vuole liberarsi da tutti gli " orpelli fin de siècle".
Rozdestvenskij con l'Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione dell'Urss (1973) affronta invece l'Opera "da un versante selvaggio" che “tenta” molto l'ascoltatore, alla luce di una linea interpretativa tardo Romantica.
Sinfonia n. 2 in re maggiore opera 43
Karajan ha sempre dimostrato una particolare attenzione per questa Sinfonia di Sibelius e nel 1980 la ripropone, rinnovando così la riuscita di una sua precedente versione nata all’indomani della stereofonia.
Grande Maestro della tessitura orchestrale, traduce superbamente i differenti piani sonori della partitura con tutta la coesione necessaria.
Meglio ancora di Davis o di Rozdestvenskij, scopre gli accenti ancora romantici di questa Sinfonia composta nel 1901.
La sua concezione viene sottolineata dallo splendore dei Filarmonici di Berlino, qui ancora al vertice della loro fama.
Come avevo accennato a proposito della Prima Sinfonia, Davis appare più moderno, continuando nella sua idea interpretativa di Sibelius come espressione ormai del ‘900.
Ma anche lui, soprattutto nell'ultima parte dell'Opera, affronta la partitura con un'immagine fortemente “epica” che in qualche modo ricorda le grandi versioni del passato fra cui quella introvabile di Kussevitski del 1951.
Anche Rozdestvenskij nel proseguo della linea interpretativa (1973) presente nella sua integrale ed in particolare nel sottolineare una certa "ruvidezza" che, in ultima analisi, è forse la più vicina allo spirito di Sibelius “Blocco di marmo”.
Sinfonia n. 3 in do maggiore opera 52
Ancora il Direttore russo a guidare l'edizione di riferimento di questa Terza sinfonia di Sibelius.
Senza dubbio la sua versione spicca fra le tante così da venire considerata dalla Critica internazionale "la migliore mai realizzata di quest'Opera".
In particolare va segnalato l'irresistibile pulsione ritmica ed, in questo senso, può essere avvicinata a " Le Sacre du printemps" di Stravinsky, soprattutto considerando le ultime battute del finale.
Sinfonia n. 4 in una minore opera 63
Ancora da segnalare la versione storica di Sir Thomas Beecham con l'Orchestra Filarmonica di Londra (1937) che non è mai stata superata e forse nemmeno uguagliata.
Bisogna conoscere assolutamente questa versione per capirne i pregi che resero immenso il Direttore londinese.
La sua poesia, la partecipazione emotiva e la cura del dettaglio che punta alla chiarezza espositiva, costituiscono alcuni spunti irripetibili di questa storica interpretazione.
Particolarmente riuscita l'incisione di Ashkenazy (1980) con l'Orchestra Philarmonia di Londra.
Il Direttore russo ha dimostrato di comprendere i pregi fondamentali di quest'Opera che si articola essenzialmente sul "non detto", sui percorsi immaginari del discorso, le rotture, gli incisi, i cambiamenti dei timbri, la sorpresa, l'ambiguità ed il silenzio.
L'Orchestra Philarmonia è ancora una splendida realtà ricordandoci quale grande magistero abbia avuto nei decenni trascorsi con Otto Klemperer.
Sinfonia n. 5 in mi bemolle maggiore opera 82
Questa pagina, assieme alla Settima, costituisce forse la miglior riuscita dell'integrale di Colin Davis che rende qui chiara la sua idea affrontando la partitura con un "tono dichiaratamente beethoveniano", perfettamente coerente con il clima presente nell'animo del Compositore.
Grande anche la versione di Rozdestvenskij (1973), tratta pure dalla sua integrale con l'Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione dell'Urss.
Segnalo in particolare un passaggio eccezionale di questa pagina, ossia la transizione verso l'episodio "scherzo" presente nel primo movimento e realizzato dal Direttore russo con un'originalità unica.
Ashkenazy, senza temere i contrasti accesi, privilegia l’ ampiezza ed il lirismo, la distribuzione dei piani sonori e dei registri strumentali.
La sua è una versione ammirevolmente precisa, che si colloca senza dubbio ai vertici assieme alle precedenti versioni citate.
Sinfonia n. 6 in re minore opera 104
Ancora Rozdestvenskij nella migliore delle versioni di questa Sesta Sinfonia (1973).
Pagina dalla calma apparente, è invece percorsa a da una terrificante burrasca interiore. È fondamentale conoscere la versione del Direttore russo per capire a fondo questa interiorità non sempre sufficientemente esposta anche in molte versioni qualificate di riferimento.
Karajan ha inciso questa Partitura con i Filarmonici Berlino nel 1966: il Direttore austriaco ha inteso sottolineare alcuni aspetti definiti "di musica francese" presente nella Pagina.
Si tratta di una versione soggettiva, ma sicuramente intelligente ed originale, resa con la solita perfezione formale dalla Compagine berlinese.
Sinfonia n.7 in do maggiore opera 105
La discografia di quest'ultima sinfonia di Sibelius è dominata dalla versione di Davis per la sua eccezionale capacità di eseguire quest'Opera, veramente difficile sia sul piano tecnico che concettuale, con una grandezza “rude” caratterizzata dal dinamismo più convincente dei piani sonori.
Sentito recentemente in concerto con l'Orchestra Sinfonica di Londra, ha mantenuto a distanza di ventisei anni la stessa linea interpretativa, confermando così l'assoluto valore della stessa.
La concezione di Ashkenazy è più equilibrata, tendente alla lentezza ed alla lirica, fornendo così una visione più intima della Pagina sinfonica.
Molto riuscita la presa del suono e la brillante tecnica dimostrata dalla Philarmonia di Londra.
Al contrario di quanto avvenuto fino a quest'ultima pagina delle sinfonie di Sibelius, Rozdestvenskij adotta qui sorprendentemente una linea interpretativa più intima, privilegiando le mezza tinte. Dimenticando il temperamento dimostrato nelle precedenti Sinfonie, si può ritenere del tutto plausibile questa versione, malgrado l'approccio così diverso.
È ancora da citare la registrazione del 1955 firmata da Sir Thomas Beecham con la Royal Philarmonic di Londra.
L'inizio è suonato con discrezione, ma poco a poco subentra un'indicibile grandezza che nel finale assume delle sonorità orchestrali non paragonabili a nessun’ altra versione: vera testimonianza della genialità interpretativa del Direttore inglese.
“Tapiola” poema sinfonico opera 112
Ancora una volta Sir Thomas Beecham con la Royal Philarmonic di Londra a dominare la discografia di questa Pagina di Sibelius (1955).
L'aspetto di "musica francese" dell'Opera è sottolineato qui come in nessun’ altra versione ed è intesa meglio anche la gamma dei dettagli orchestrali di cui è particolarmente ricco il Poema sinfonico.
Malgrado tutti questi particolari sonori, il tempo staccato da Beecham è particolarmente brillante, come pure la dinamica assolutamente eccezionale.
Colin Davis ha inserito nella sua integrale delle sinfonie anche questa Pagina.
Si tratta di una versione sicuramente meno geniale di quella di Beecham, ma ugualmente interessante anche per la bellezza dei piani sonori messi in rilievo dall'ottima Orchestra Sinfonica di Boston.
“La tempesta” musica di scena opera 109
Pagina raramente visitata della produzione di Sibelius, trova qui la sua migliore versione dell'incisione di Horst Stein sul podio dell'Orchestra della Suisse Romande (1978).
Pur mancando del “Preludio” e della “Prima Suite”, l'interpretazione del Direttore tedesco è sicuramente la migliore disponibile per le ragioni che avevamo indicato a proposito delle opere coreografiche di Sibelius: Stein e l'Orchestra svizzera sono perfettamente a loro agio quando si tratta di rendere le pagine sinfoniche descrittive. La presa sonora inoltre è particolarmente curata rendendo merito ai numerosi dettagli qui perfettamente presenti ed apprezzabili.
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