Prof.Dott.Fabrizio Pasquali


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Musica "leggera"

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Musica leggera



Se, in linea generale, si può affermare che la «musica leggera» comprende il vasto campo della produzione musicale che è desti nata a scopi " essenzialmente ricreativi e non richiede, negli ascoltatori, una specifica preparazione musicale, tuttavia la difficoltà di stabilire criteri rigorosi di classificazione fa sì che i confini tra musica « leggera » e musica « seria » o « classica » (più propriamente dovremmo dire « non leggera ») siano quanto mai fluidi e incerti.
Si pensi, ad esempio, alla difficoltà di catalogare in un genere piuttosto che nell'altro la musica dell'operetta, la musica per film o il jazz sinfonico.
D'altra parte, i criteri di valutazione cambiano col mutare dei tempi.
Non è assurdo pensare che le canzoni trovadoriche, le villanelle cinquecentesche, le contraddanze di Mozart, i valzer di Strauss o i Lieder di Schubert, fossero considerati, ai tempi in cui furono composti, musica « leggera », mentre oggi non si esita ad annoverarli nel genere « classico »; come pure, non si può escludere che con giudizio classificativo diverso dal nostro saranno riguardate, dalle generazioni future, le canzoni di Gershwin, Kern, Porter o Berlin.
Le considerazioni che seguono non pretendono quindi di stabilire rigorose classificazioni, ma hanno lo scopo di indicare quelle che appaiono essere le caratteristiche più salienti della moderna musica leggera, in rapporto ai suoi scopi e ai suoi individuabili elementi strutturali, ritmici, melodici, armonici, e con specifico riferimento a quel genere di composizioni che le appartengono di diritto. (Il jazz, che per certi aspetti, rientra nel genere leggero, ne esula per altri; e comunque, la complessità delle sue origini, della sua formazione, del suo sviluppo, la peculiarità delle sue caratteristiche, la sua speciale configurazione ne fanno un fenomeno a sé, che esige una trattazione particolare come si è visto).
La musica leggera ha, come si è detto, uno scopo specificamente ricreativo.
Le forme di cui si avvale generalmente sono le più semplici: forma bipartita (strofa e ritornello) e forma tripartita (che segue lo schema A-B-A); la costruzione delle frasi e dei periodi musicali è, di norma, regolare, con cadenze uniformi.
I ritmi sono ben scanditi, binari o ternari, rare le combinazioni ritmiche complesse o irregolari.
La melodia è sempre chiara, incisiva, e soprattutto « orecchiabile»: essenzialmente basata sul diatonismo e con un carattere tonale ben definito (modulazioni prevalentemente a tonalità vicine).
La musica leggera si avvale soprattutto del corredo dell'armonia tradizionale, superando raramente i limiti delle conquiste del neo-romanticismo e del primo impressionismo.
Dal punto di vista strumentale e vocale, non vi è, nella musica leggera, limitazione all'uso dei più disparati complessi, strumentali o vocali: la grande orchestra, la piccola orchestra da caffè concerto, la banda, l'orchestra jazz, o anche un solo strumento di qualsiasi tipo; il complesso di voci o una voce sola.
Perché una composizione possa essere classificata nel genere leggero, in base ai criteri sopra esposti, deve possedere tutti i requisiti che abbiamo indicato, e non alcuni soltanto.
Così, non appartiene al genere leggero un canto sacro o un inno patriottico, anche se di struttura melodica, ritmica, armonica elementare, perché esso non ha scopo ricreativo.
Similmente, non può essere considerato di genere leggero un pezzo composto in ritmo di foxtrot o di samba, ma secondo la tecnica dodecafonica, dato il carattere anti-diatonico della sua melica e della sua armonia.
La più tipica e la più popolare espressione della moderna musica leggera è la canzone ballabile che, storicamente, può riallacciarsi
all'antica canzone popolare.
In tutti i paesi del mondo, la canzone ebbe origine più o meno lontane, con un'evoluzione più o meno lenta, dal canto popolare, dal cosiddetto folclore, che attinge all'innato desiderio dell'uomo di esprimere, isolatamente o collettivamente, con brevi componimenti poetico-musicali, sentimenti amorosi od eroici, gai o tristi, su ritmi creati o ritrovati per atavismo.
Il folclore tedesco diede cospicui apporti al Lied nella poesia (Goethe, Schiller, Heine) e nella musica (Schubert, Schumann, Brahms, Wolf, ecc.) e contribuì alla creazione di canzoni-danze popolari, quale, ad esempio, il valzer.
Il folclore scandinavo influenzò profondamente Grieg (Pezzi lirici. Danze norvegesi), nonché Gade, Sinding e Sibelius, per la Finlandia.
Gli slavi, da Glinka a Mussorgski, a Stravinski, da Smetana a Dvoràk attinsero largamente al loro ricco folclore.
I francesi hanno, forse, la più antica tradizione di canti popolari, espressi in lingua provenzale o romanza, il cui primo documento risale all'anno 881.
Presso i magiari la czardas è, fra le molte, musica di danza popolare antichissima, che i suonatori si tramandavano per discendenza e che ha avuto vari trascrittori: fra i compositori ungheresi giovatisi del patrio folclore, emergono Kodàly e Bartók.
La Spagna ha le sue antiche inconfondibili melodie popolari, basate su vari ritmi di danza, cui si richiamano frequentemente gli autori di zarzuelas e compositori di più alta levatura, quali Albeniz e Granados.
Anglosassoni e irlandesi hanno essi pure un ricco vivaio di canti popolari, diffusi dagli emigranti in America del Nord, dove, frammisti alle melodie indigene, ispirarono tanta parte della produzione industrializzata di canzoni.
Similmente, il folclore iberico veniva portato dall'emigrazione nell'America del Sud, dando luogo a nuove forme di canzoni-ballabili popolari.
In Italia, si passa dalle canzoni polifoniche del Medioevo alle canzonette del Cinquecento (alla napoletana, villanesca, villetta, villanella), dalle canzoni e dagli stornelli settecenteschi, cui attinge largamente l'opera comica italiana, alla romanza ottocentesca, che ebbe tra i suoi maggiori esponenti Francesco Paolo Tosti, Pier Adolfo Tirindelli, Pasquale Maria Costa, Enrico De Leva, ecc.
La canzone napoletana fa capitolo a sé ed è squisitamente rappresentativa di un caratteristico e originalissimo folclore.
La valutazione che si da della musica leggera è spesso inadeguata e insufficiente.
Si pensa alla canzonetta, al ballabile, alla musica da rivista, come a un'arte di valore molto relativo, se non addirittura a un'arte di livello inferiore, limitata al cosiddetto « palcoscenico minore», alle orchestrine dei caffè, al pianino ambulante, e perciò di un'importanza del tutto trascurabile sul piano della musica.
Un giudizio, e quindi una valutazione del genere, si propose, nei primi anni del secolo, nei confronti del jazz: del «jazz-band», come fu chiamata la prima musica jazz apparsa in Europa, per il fatto che quei nuovi ritmi si ascoltarono nelle orchestrine di tipo americano.
Musica « all'americana » la si definì, ossia quasi una stramberia, se non una aberrazione.
E occorso un ventennio, per assegnare al jazz il posto che gli spetta nella storia della musica.
E così, anche in materia di musica leggera, le idee vanno via via chiarendosi ed evolvendosi, grazie alle incisioni, alla radiotelevisione, ai concorsi, ai festival nazionali e internazionali; la musica leggera è entrata nel mondo della musica, o se si vuole, nella musica del mondo.
D'altra parte, se è vero che non mancano, tra i compositori di musica leggera, dilettanti sprovvisti, del tutto o quasi, di una solida preparazione tecnica e teorica, il loro numero è relativamente scarso rispetto a quello dei musicisti in piena regola e spesso già affermati nel campo della musica « seria ».
Basterà citare l'esempio del musicista francese Georges Auric, che fece parte del famoso gruppo de « I sei », il quale non disdegnò di
comporre in gran copia canzoni-ballabili, alcune delle quali hanno raggiunto un'enorme popolarità.
Dai tempi delle antiche canzoni napoletane o dei valzer dei Lanner e degli Strauss, enorme è stato il cammino percorso dalla musica leggera sul piano della popolarità.
Dalla seconda metà del ventesimo secolo, la canzonetta, la musica
da ballo, il « ritmo », non sono davvero più il semplice divertimento, la esercitazione, il virtuosismo di un artista, la improvvisazione d'ignota provenienza; oggi, ai margini della musica leggera, è tutto un mondo che vive, opera, vaglia, critica, costruisce e prospera, al di là e al di qua degli oceani; formidabili organizzazioni mondiali, alleate in una massiccia catena di interessi, hanno creato un colossale complesso di arte-industria considerato tra i più producenti e fortunati del secolo.
A fianco del « paroliere » e del compositore, è sorta la figura dell'industriale-editore, cioè il deus di quella complessa macchina che è il lancio della musica leggera.
Consideriamo brevemente quali sono, nel nostro tempo, i mezzi pratici per la diffusione di una musica leggera.
Una volta il campo era limitato alla stampa del pezzo di musica: l'edizione per canto e piano, l'edizione della partitura per orchestra od orchestrina.
Oggi le creazioni della tecnica e del progresso sono a disposizione dell'industriale-editore per il lancio, sul piano mondiale, della produzione di musica leggera.
Tali mezzi sono: il disco, la radiotelevisione, i festival nazionali e internazionali, il cinema, il teatro, i concerti ecc.
a) Il disco. E’ il più pratico, sicuro, comodo veicolo di diffusione, e quindi di popolarità.
Il disco moltiplica per mille, per centomila, l'ascolto che un tempo si doveva alla voce diretta d'un cantante, alla esibizione di un solista musicale, di un complesso, strumentale o vocale.
Oggi le case d'incisione vulcani in perenne attività, coi loro osservatori, per lo più collegati da paese a paese, da continente a continente.
Questo spiega l'opportunità, se non addirittura la indispensabilità, della « registrazione » d'una musica leggera.
Ed è per questo settore della propria attività, che le case d'incisione dispongono di un'attrezzatura particolare, praticamente funzionante a mezzo di propri complessi artistici, vocali e strumentali, oltre che tecnici.
Molte case d'ogni parte del mondo si valgono infatti, a parte casi di eccezione, di elementi artistici fissi, cioè impegnati in esclusiva: cantanti, musicisti, direttori, « arrangiatori », cosicché si può affermare che la musica leggera rappresenta ormai il capitolo numero uno nella complessa funzione delle case discografiche.
Le principali tappe, durante il XX secolo della tecnologia relativa alle riproduzioni sonore sono:
primi anni del secolo, incisioni meccaniche su vari supporti;
anni ’30, incisioni elettriche con microfoni ed amplificatori a valvole termoioniche;
anni ’40, microsolco con supporto in derivati del vinile, infrangibile della durata fino a 30 minuti per facciata;
fine anni ’50, avvento della stereofonia e massiccia presenza dell’elettronica nell’amplificazione e nei controlli di registrazione;
fine anni ’70, inizia l’era digitale e la conversione di precedenti incisioni analogiche nel nuovo sistema: compare il compact disc;
fine secolo, appare il DVD che si evolve comprimendo nel corso di pochi anni le incisioni fino a raggiungere col sistema MP3 e/o simili durate di parecchie ore per disco.
b) La radiotelevisione. La diffusione di musica leggera è continuata da quella radiofonica, se si riflette che in generale la trasmissione a mezzo radio è quasi sempre di musica incisa. Sulle onde di tutto il mondo, i programmi radiofonici fanno larghissimo posto alle trasmissioni di musica leggera, venendo incontro ai gusti della maggioranza degli ascoltatori di ogni razza e paese.
La musica leggera ha trovato nella radio e nella televisione un raggio d'azione che moltiplica a potenza infinita quello che un tempo era riservato al teatro di varietà, al café chantant propriamente detto. (Al tempo nostro, l'antico varietà in molti paesi è stato battezzato music-hall: generalmente ospita la rivista, benché nell'America del Nord e del Sud, in Inghilterra, in Francia e in Germania, il vecchio programma a base di canzoni, attrazioni, comici, ecc. sopravviva inalterato, e il variety, il varieté, il concerto, il cabaret e via dicendo, siano tuttora spettacoli all'ordine del giorno.)
Potentemente organizzata è la trasmissione radiofonica di musica leggera, parallela a quella degli altri programmi.
Ogni ente-radio — dalla formidabile Radio-City di New York (addirittura una città-radio, come dichiara il nome, che comprende persino uno dei più sontuosi, moderni e confortevoli teatri del mondo) alle maggiori organizzazioni europee, fra cui la Radio Televisione Italiana — controlla vari complessi, esclusivamente formati e potenziati per il settore musica leggera.
Devono essere citate, in tale speciale settore, le « orchestre moderne », le « orchestre melodiche », le « orchestre di ritmi e canzoni », le « orchestre di ritmo moderno», le «orchestre d'archi» e altre specializzate: tutti complessi «stabili», formati cioè di elementi scritturati fissi, in esclusiva, con i loro direttori artistici e tecnici, come pure « stabili » sono i cantanti-solisti, i vari complessi vocali (cori, quartetti, trii, duo). A questi si aggiunge in tempi attuali una selva di musicisti che a vario titolo partecipano alle sedute in sala d’incisione.
e) I concorsi. Se il disco e la radiotelevisione, come si è detto, sono i mezzi più organizzati per il lancio della musica leggera in generale, per quanto riguarda la canzone in particolare va detto che questo validissimo elemento della musica leggera da molto tempo ha il suo mezzo propulsore nei concorsi nazionali o internazionali. Il concorso nazionale, e internazionale, oggi è chiamato festival, termine originariamente nato in Germania: Festival era ed è la grande festa musicale tedesca, come Festspiele è quella di arte drammatica.
L'appellativo, nel significato generale di festa, fu proposto e ed accettato in Inghilterra, poi in tutti i paesi anglo-sassoni, quindi in America, e a mano a mano in tutto il mondo. Festival, dunque, anche della canzone, ossia concorso annuale per la selezione, la proclamazione, la premiazione delle migliori canzoni dell'anno.
Il successo d'una canzone a un festival si risolve generalmente in un successo nazionale: una canzone, dopo le successive fasi del concorso, immediatamente stampata in edizione per canto e piano, con le partiture per orchestrine, incisa, trasmessa e ritrasmessa dalla radio, ha la strada fatta per il lancio internazionale.
d) II cinema, il teatro. Per quanto riguarda la canzone, va considerato che tanto lo schermo quanto la scena sono tuttora validissimi trampolini di lancio. Si pensi alle innumerevoli canzoni che devono la loro popolarità, trascorsa o attuale, al loro lancio filmistico.
E non è raro il caso, almeno in Italia, di canzoni che abbiano dato vita a film; si ricordino due o tre canzoni napoletane di vasta risonanza, che hanno suggeritolo spunto di soggetti cinematografici (eredità della cosiddetta « canzone sceneggiata », la quale si propose, almeno in Italia, una sorta di valorizzazione delle canzoni in voga, al tempo dell'avanspettacolo).
Se in Italia il teatro, in fatto di musica leggera, non svolge più da molti anni (cioè dalla fine del varietà vero e proprio) alcuna seria funzione, in altri paesi — Francia, Inghilterra, Stati Uniti — esso è ancora un mezzo di notevole valorizzazione della musica leggera.
In Francia, la commedia musicale, l'autentica comédie musicale coi suoi attori e attrici cantanti, la sua
ficelle da autentica commedia — senza balletto, coreografie, sfoggio di costumi, scenari speciali — è spettacolo consueto: e in questi spettacoli la musica leggera ha una sua netta, inequivocabile, efficace funzione.
In Inghilterra, dove il musical play è in auge da sempre, sia i teatri di commedia musicale che il variety, con i suoi programmi d'un tempo, sussistono ancora e prosperano.
E nell'America del Nord, questi variety congestionano le metropoli a fianco dei grandi e piccoli music-hall.
Nuove canzoni e nuovi ritmi nascono a getto continuo.
Le numerose orchestre, per lo più di colore, i cori e le musiche di Harlem a New York, coi loro interpreti specializzati, complessi d'ogni sorta, e solisti di rinomanza mondiale che non disdegnano di esibirsi sugli stages dei grandi alberghi di New York, Boston, Chicago, Filadelfia, ecc., rappresentano attualmente i maggiori e più efficaci mezzi di lancio che le potenti case editoriali d'America effettuano, in collaborazione con le case di incisione, per la diffusione della loro musica leggera.
Accanto a questi poderosi mezzi di lancio (disco, radio, concorso musicale, teatro), altri ve ne sono — più modesti, ma non meno efficaci — di cui la musica leggera si avvale per la propria diffusione: le orchestrine.
Esse costituiscono un settore pressoché illimitato, quando si tengano presenti le migliaia e migliaia di complessi che in ogni stagione dell'anno si alternano nei caffè, nei ritrovi serali e notturni, nelle sale da ballo, nei circoli, ecc.
Queste ultime sono un genere particolarmente preferito dai compositori italiani, in contrasto col gusto e la tradizione della canzone « cantata », gloriosa eredità napoletana in continua efficienza.
Vi si aggiunge la stampa: le edizioni per canto e piano, le partiture per orchestra e orchestrina, gli « album », le « selezioni », le molte raccolte che sotto un titolo più o meno suggestivo le case mettono in vendita per il pubblico degli appassionati; i « numeri unici » speciali in occasione dei vari festival o raduni in genere; le pubblicazioni periodiche di categoria, i giornali settimanali a larga tiratura (nell'America del Nord si pubblicano settimanali del genere in formato gigante) e i volumetti mensili tascabili (in Italia è popolarissimo il Canzoniere della Radio), che oltre al testo di nuove canzoni recano notizie, ritratti, interviste, corrispondenza coi lettori e l'elenco di tutte le novità incise dalle varie case discografiche nazionali ed estere.
La musica leggera, al di là di ogni considerazione estetico-musicale, rappresenta una testimonianza del tempo e del costume che non può essere ignorata dallo storico della musica.
Più di qualsiasi altro genere musicale, essa riflette i caratteri e le tendenze della società in cui nasce e si sviluppa, perché si rivolge a un pubblico di milioni di persone.
Essa costituisce uno strumento potente di divulgazione musicale, può determinare, elevare o abbassare il livello della cultura musicale delle masse, formarne o deformarne il gusto; perciò la funzione del compositore di musica leggera ha una notevole influenza dal punto di vista sociale.


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